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La leggenda di Santa Barbara

di Martedì, 08 Marzo 2016

La leggenda di Santa Barbara Si presume che Santa Barbara sia vissuta sul finire del trecento dopo Cristo, in Antochia (nella zona dell’attuale Turchia) o in Toscana. Barbara era una bellissima ragazza richiesta in sposa da molti pretendenti, ma lei non aveva intenzione di sposarsi, perché voleva consacrarsi a Dio. La leggenda narra che Dioscuro, suo padre, non accettasse la sua decisione e così fece costruire una torre per rinchiudere al suo interno la figlia. 

Immagine decorativa

Barbara, prima di entrare nella torre volle immergersi tre volte nell’acqua in una piscina vicina all’edificio per ricevere così il sacramento del Battesimo. Per ordine di Dioscuro, la costruzione avrebbe dovuto avere due finestre, ma barbara volle aprirne tre, in onore alla Santissima Trinità. Ma il padre pagano, venuto a conoscenza che la figlia si professava cristiana, decise di ucciderla. Questa, passando miracolosamente tra le pareti della torre che la imprigionava, fuggì. Tradita da un pastore, cadde nelle mani del padre, mentre per castigo divino il gregge del pecoraio si tramutò in uno sciame di scarabei. Dioscuro la trascinò davanti al giudice affinché fosse torturata ed uccisa. Questi decise di far avvolgere il suo corpo in panni rozzi e ruvidi tanto da farla sanguinare in ogni parte. Durante la notte Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno successivo il giudice sottopose la donna alla tortura con piastre di ferro roventi, ma le fiamme, accese per tormentarla, si spensero quasi subito. Non ancora contenti frustarono Barbara e la portarono nuda per la città, ma lei tornò miracolosamente vestita e sana. Alla fine il giudice le impose il taglio della testa e Dioscuro stesso eseguì la sentenza. Mentre la testa di Barbara cadde al suolo, una saetta discesa dal cielo incenerì il suo crudele padre. Nel medioevo Barbara era molto venerata e invocata soprattutto in punto di morte, oggi è ricordata il 4 di dicembre ed è protettrice di quelle persone esposte, per il loro lavoro, al pericolo della morte istantanea: artificieri, artiglieri, carpentieri, minatori e, in particolare dei vigili del fuoco.

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